lunedì 6 febbraio 2023

Addebito della separazione per intollerabilità della convivenza – Onere della prova - Cass. 28 novembre 2022, n.34944

 

Secondo la Corte di legittimità (Cass. 28 novembre 2022, n.34944) in commento è escluso l'addebito della separazione in capo alla moglie infedele se a proposizione di un precedente ricorso per separazione, poi abbandonato, attestava già la crisi della coppia.

Per i Supremi Giudici grava sulla parte che richieda, per l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà, l'addebito della separazione all'altro coniuge l'onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l'inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell'infedeltà nella determinazione dell'intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l'eccezione si fonda, vale a dire l'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà.

Nel caso di specie è stata esclusa l'addebitabilità della separazione al comportamento infedele della moglie, atteso che la proposizione di un precedente ricorso per separazione, poi abbandonato, attestava la crisi della coppia ben prima della condotta infedele della donna.

domenica 15 gennaio 2023

Qualificazione vaccino come sicuro – Possibile carattere dannoso - Cass. 18 novembre 2022, n. 34027

Il carattere sicuro di un vaccino non ne esclude il potenziale carattere dannoso.

E’ quanto stabilito dai Giudici di legittimità.

Secondo la pronuncia in commento il fatto che un vaccino sia qualificato dalla letteratura scientifica come sicuro non ne esclude il potenziale carattere dannoso: il giudice deve accertare la sussistenza del nesso di causalità tra l'inoculazione del farmaco e i pregiudizi lamentati, tenendo conto non solo delle leggi statistiche, ma anche delle acquisizioni probatorie.

Il caso trattato dalla Corte aveva ad oggetto la somministrazione del vaccino antipolio.

martedì 20 dicembre 2022

Apparenza della servitù – Acquisto per usucapione – Cass. 10 novembre 2022 n. 33198

La Suprema Corte torna a pronunciarsi in materia di apparenza della servitù.

Secondo la sentenza di Corte di Cassazione in commento il requisito dell'apparenza della servitù, necessario ai fini del relativo acquisto per usucapione o per destinazione del padre di famiglia, si configura come presenza di segni visibili di opere permanenti obiettivamente destinate al suo esercizio rivelanti, in modo non equivoco, l'esistenza del peso gravante sul fondo servente, così da rendere manifesto che non si tratta di attività compiuta in via precaria, bensì di un preciso onere a carattere stabile. Ne consegue che, per l'acquisto in base a dette modalità di una servitù di passaggio, non basta l'esistenza di una strada o di un percorso all'uopo idonei, essendo, viceversa, essenziale che essi mostrino di essere stati realizzati al preciso scopo di dare accesso al fondo preteso dominante attraverso quello preteso servente ed occorrendo, pertanto, un "quid pluris" che dimostri la loro specifica destinazione all'esercizio della servitù.

Nel caso affrontato dalla Corte di legittimità è stata confermata la sentenza d’appello nella parte in cui è stato accertato il “quid pluris” da una serie di elementi di fatto emergenti dalla disposta Ctu.

In particolare nel giudizio di merito è stato evidenziato in particolare, dall'esame della mappa di impianto catastale, che il sentiero, dopo avere attraversato il fondo, “si ferma in corrispondenza del tratto finale del terreno” “e non risulta proseguire oltre”. 

giovedì 15 dicembre 2022

Definizione di atto sessuale – Cass. 2 novembre 2022 n. 45242

 La Corte di Cassazione con la sentenza in commento si pronuncia sul concetto di atto sessuale utile ai fini dell'integrazione del reato di violenza sessuale.

Secondo la pronuncia in commento rientra nell'accezione di atto sessuale non soltanto ogni forma di congiunzione carnale, ma altresì qualsiasi atto che, risolvendosi in un contatto corporeo, ancorché fugace ed estemporaneo, tra soggetto attivo e soggetto passivo, o comunque coinvolgente la corporeità sessuale del soggetto passivo, sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale.

Non ha, invece, rilievo determinante, ai fini del perfezionamento del reato, la finalità del soggetto attivo e l'eventuale soddisfacimento del piacere sessuale.

venerdì 2 dicembre 2022

Definizione di cortile condominiale – Cass. 28 ottobre 2022 n. 31995

 La Corte di Cassazione con la sentenza in commento si pronuncia sul concetto di cortile condominiale.

In particolare secondo la pronuncia in commento, viene intesa come cortile, ai fini dell'inclusione nelle parti comuni dell'edificio elencate dall'art. 1117 c.c., qualsiasi area scoperta compresa tra i corpi di fabbrica di un edificio o di più edifici, che serva a dare luce e aria agli ambienti circostanti, o che abbia anche la sola funzione di consentirne l'accesso, o sia destinata a spazi verdi, zone di rispetto, parcheggio di autovetture.

Pure le aree da destinare obbligatoriamente ad appositi spazi a parcheggi, ai sensi della speciale normativa urbanistica dettata dall'art. 41-sexies della l. n. 1150 del 1942, introdotto dall'art. 18 della l. n. 765 del 1967, globalmente considerate, devono essere ritenute parti comuni dell'edificio condominiale ai sensi dell'art. 1117 c.c., come peraltro risulta testualmente dallo stesso articolo successivamente all'entrata in vigore della l. n. 220 del 2012.

Secondo la Corte di legittimità la presunzione legale di comunione, stabilita dall'art. 1117 c.c., si reputa inoltre operante anche nel caso di cortile strutturalmente e funzionalmente destinato al servizio di più edifici limitrofi ed autonomi, tra loro non collegati da unitarietà condominiale.